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mercoledì, 29 novembre 2006
120885486_d48b8f9a39_mrientro adesso da un luuungo aperitivo con un importante e autorevole esponente del virale italiano. John Doe, uso questo nickname per rispettare la sua richiesta di anonimato, è un personaggio unico, dotato di un'energia e una carica straordinarie. Non solo, ma è uno che le cose le sa, profondo conoscitore di casa nostra e di quello che succede fuori porta. Si è parlato di tante cose, gossip, indiscrezioni e teorie futuristiche sull'evoluzione prossima della specie virale. Insomma, la chiacchierata è stata piacevole e rigenerante. Là fuori, c'è qualcuno che la pensa come noi. Sul tavolo sono stati messi molti spunti, riflessioni varie e anche idee per alcune iniziative, di cui vi racconterò al momento opportuno.
Stay tuned!
postato da: mwhite alle ore 21:57 | Link | commenti (1)
categoria:vita privata, relax
mercoledì, 29 novembre 2006
309639984_961a1b20d8_mUK Times ha pubblicato nei giorni scorsi i risultati di una ricerca condotta da The Viral Factory con i 10 spot virali più visti nella storia di tutti i tempi. La riporto di seguito. È un mix di consumer generated content, porno e pubblicità virali. 

Ma la “top 10 viral videos of all time” è forse una bufala?


postato da: mwhite alle ore 09:15 | Link | commenti (1)
categoria:statistiche, articolo, contagio, virale, indagine di mercato
martedì, 28 novembre 2006
La riconoscete?

60s





































È una campagna degli anni Sessanta, ma per chi? Io lo so ma non lo dico! È facile e non aggiungerei altro, tanto è forte la verosimiglianza con il tono, il look e il feeling della comunicazione di questo stesso brand ai nostri tempi. Appena l'ho vista, subito mi è sembrata familiare, in qualche modo vicina, anche se non dèjà vue. Il che mi ha fatto pensare a come ormai la continuità sia un valore dimenticato in comunicazione, a come il now, il breve periodo, l'emergenza stiano prendendo il sopravvento su tutto, impedendo di costruire una storia, un racconto ad episodi con il consumatore. E proprio in un momento storico in cui le risorse scarseggiano e la capacità di sedurre e interessare i consumatori è fortemente minacciata, la continuità dovrebbe diventare un must, un elemento imprescindibile che consenta di sviluppare armoniosamente un terrritorio di riferimento per il brand, un suo mondo di valori, di associazioni, di percezioni su cui costruire empatia, autenticità e fiducia. Compromessa la continuità, i brand sono destinati a diventare schizofrenici e incapaci di relazionarsi.

La foto l’ho recuperata da questo bellissimo libro regalatomi dalla mia sorellina: “The Golden Age of Advertising –the 60s”, edito da Taschen. Il libro raccoglie un’ampia selezione di campagne pubblicitarie degli anni 60: da Campbell, a Marlboro, a Gillette, Budweiser e Motorola. Anche se il taglio è soprattutto americano e quindi a volte un pochino hard-sell, poco importa, perché non altera il colpo d’occhio complessivo che ne viene fuori: erano anni gloriosi, certamente più facili, ma anche pieni di entusiasmo, di energia e creatività. Non c’era la tecnologia e l’art direction era qualcosa di ancor più virtuoso, per non parlare della produzione. Nessuno vi ha mai raccontato di come si preparassero i layout di presentazione, senza photoshop, getty images e quant’altro? Tutto era più lento, ma non per questo meno efficace, anzi. Ma su questo, sul quello che potremmo definire “slow thinking”, torneremo, propiziati dagli spunti di Mizio sull’iper-attualità.
postato da: valerioblog alle ore 10:37 | Link | commenti (1)
categoria:advertising, planning, continuità, consumatore, 60s
martedì, 28 novembre 2006
Per chi mi ha scritto chiedendomi riferimenti per il video dell'intervento allo IAB, questo è il link per vederlo in streaming su libero.it : iab_mrwhite.
postato da: mwhite alle ore 09:07 | Link | commenti
categoria:conferenze, mr white, ebolaindustries, iab
lunedì, 27 novembre 2006
47826253_d52fae876fQuesta settimana, per mia grande gioia, si torna a parlare di strategic planning. Va bene il virale, va bene il nuovo che avanza, va bene l’onda lunga dello IAB, ma credo che alcune riflessioni più ampie o laterali rispetto alla costante ricerca di “the latest thing” possano essere un interessante complemento a quanto affrontato finora in questo blog. Altrimenti rischiamo di consumare tutto e in fretta, senza metabolizzare nulla.

Per cui, in accordo con mr white e approfittando anche di alcuni suoi impegni di lavoro, iniziamo la settimana con un cimelio, un gioiellino “rubato” alla realtà e trafugato nella rete: “Marketing at a point of change”.

postato da: valerioblog alle ore 13:26 | Link | commenti
categoria:manifesto, passato, futuro, advertising, planning, consumatore, ad agency
lunedì, 27 novembre 2006
307056712_e61a1fa680_mRiagganciandomi alla ricerca citata su ebolablog e presentata la scorsa settimana da Hotwire Ipsos MORI secondo la quale in Europa ormai sono più di 25 milioni gli individui che cercano attraverso la consultazione dei blog di orientare le proprie decisioni d’acquisto, volevo segnalere questa soluzione molto interessante posta in essere da Flickr: la prima guida all’acquisto di una fotocamera generata sulla base delle informazioni implicitamente prodotte da una community.






postato da: mwhite alle ore 00:41 | Link | commenti
categoria:internet, photo, futuro, sharing, flickr
venerdì, 24 novembre 2006
Per chi si sentisse in ritardo sul virale, per chi seppure alle prime armi, volesse recuperare il tempo perduto, per chiunque cerchi una soluzione rapida ed indolore per capire tutti i segreti del virale, finalmente nasce anche la prima scuola cepu per il marketing e la comunicazione virale.


e adesso godiamoci il weekend! ;)
postato da: mwhite alle ore 17:38 | Link | commenti
categoria:fun , fake, virale
venerdì, 24 novembre 2006
B -Batavus! B C
Anche la BBC si apre alla comunicazione non-convenzionale, e lo fa con lo stile e l’intelligenza che da sempre le appartiene. Una cosa che mi has sempre stupito di questa azienda infatti, fin dai tempi in cui vivevo a Londra, è il profondo carisma e rispetto che esercita nei confronti del suo pubblico, a differenza ad esempio della nostra RAI. Per gli inglesi è un’istituzione, è rispettata, è amata, ma soprattutto è qualità. Sarà il fatto che non hanno la pubblicità, sarà questa sorta di integralismo a difesa della propria integrità, ma, di fatto, per chi si chiedesse come hanno fatto gli inglesi a vivere per tanti anni, prima dell’arrivo della tv via cavo e di SkY, con solo 3-5 canali, la risposta è tutta lì: perché c’era e c’è la BBC. Non solo, ma perché la BBC non è semplicemente la tv di Stato, ma soprattutto perché la BBC è diventato nel tempo sinonimo di qualità intrinseca dei programmi, è bella e gradevole da seguire, è quella che molti chiamano la TV intelligente, e che oggi in Italia è accessibile solo tramite il satellite, a pagamento e dopo una lunga scanalata volta a selezionare le poche punte di eccellenza.

Ma torniamo al punto di partenza: nonostante la BBC sia una big corporation, nonostante abbia lottato e sofferto per farsi pagare il canone, nonostante sia un’istituzione e per molti versi un gigante, o anche un dinosauro, è incredibile come sia riuscita a sviluppare doti di rapidità, flessibilità e sensibilità al cambiamento che le hanno consentito nel tempo di crescere, preservarsi ed evolvere.

E così arriviamo a scoprire che oggi la BBC è pronta anche a gettarsi nel campo della comunicazione non convenzionale, della guerrilla, con un’operazione  che definirei “smart”, semplice e di grande lucidità al tempo stesso.

postato da: valerioblog alle ore 12:01 | Link | commenti
categoria:futuro, london, ambient, bbc , planning, consumer insight
giovedì, 23 novembre 2006
2097391_c750c10ca5_mCredo sia sotto gli occhi di tutti come la musica rappresenti oggi uno dei motori della cultura popolare e uno dei principali artefici di tanti significativi cambiamenti nella nostra società. All’estremo, mi viene da dire che oggi la musica ci stia cambiando con una forza che non ha mai avuto in passato. Il riferimento non è solo ai contenuti musicali (sound), ma a tutto quello che ci sta girando attorno. E siccome è da diverso tempo che continuano a rimbalzarmi in testa queste considerazioni, ma non riesco mai ad arrivare ad una conclusione né tantomeno a chiuderle in un unico pensiero, lucido e logico, ho pensato di aprire un nuovo filone e sequel in questo blog intitolato appunto “the power of music”.

Raccoglierà nel tempo le diverse riflessioni e tutti i fenomeni innovativi pertinenti con il mondo della musica che intercetteremo. Ma sarà anche uno spazio di co-produzione e partecipazione per chiunque volesse avere qualcosa di significativo al riguardo da dire.

Partiamo dall’assunto di partenza: sono convinto che la musica rappresenti oggi uno degli zeitgeist dei nostri tempi, un fenomeno in grado di plasmare e indirizzare tanto i comportamenti della gente quanto l’evoluzione di altri mondi e categorie. È un’affermazione forte, è vero, però siamo di fronte ad un mondo, quello musicale, in continua ed incessante evoluzione, e forse, anche al primo mondo dove il controllo ormai è passato nelle mani degli amanti della musica più che dell’industria e delle major (anzi, queste ultime sono in ginocchio e arrancano…).

Sono molti i fenomeni che mi vengono in mente e che rendono concreto e reale questo convincimento. Napster è stato il primo profeta del P2P e il 90% dei contenuti scambiati erano canzoni. Si è arrivati persino a trovare un modo per legalizzarlo, tanto era forte e dirompente la sua energia e capacità di rompere ogni schema precedentemente definito. Morto il cd, il formato Mp3 è forse uno dei primi esempi, e sicuramente uno dei meglio riusciti di convergenza, cioè di industry standard che ha consentito la diffusione di una gamma sempre più ampia di nuovi prodotti e servizi per i consumatori. Ma soprattutto ha improvvisamente accelerato a dismisura le potenzialità di scambio dei contenuti. Per non parlare del fenomeno Ipod, icona della portabilità musicale di nuova generazione, ma anche in grado di creare nuovi comportamenti, nuovi miti, nuovi linguaggi. E che dire del fatto che oggi la musica si stia spostando pesantemente sul mobile? E la MTV generation? Sono già vecchi? Coupland, ha intitolato il suo ultimo libro Jpod I Gorillaz? Myspace, spazio-vetrina e potente strumento di autopromozione delle band emergenti, in Italia come dovunque nel mondo? I Coldplay, che lanciano il nuovo disco offrendo la possibilità di scaricarsi alcuni brani via bluetooth dalle affissioni metropolitane di Londra?

Something has changed…

postato da: mwhite alle ore 23:29 | Link | commenti
categoria:musica, internet, download, futuro, mobile, myspace
giovedì, 23 novembre 2006
Immagine 1È partita da ieri l’ultima  “foolish production by ebolaindustries”, un altro momento di cazzeggio e diletto del nostro top director “buschissimo”. Anche lui è un altro contagiato, dalla doppia a ambigua personalità: di giorno pubblicitario e creativo stimato e riverito, di notte untore e produttore di virus da iniettare nella rete.

Anche questa volta buschissimo si è cimentato con una sua produzione originale, senza fini commerciali o altro, ma guidata dai suoi soliti sentimenti eroici e romantici a difesa del mondo e dell’umanità tutta.



Anche questa volta,  ci mette una buona causa nelle sue intenzioni, così per raccogliere abbastanza energia positiva contro le ingiustizie della guerra, ci invita tutti ad aderire al primo Orgasmo Globale, il prossimo 22 dicembre.

Aderiamo tutti! È per una buona causa, per cui sincronizziamo gli orologi e segnamoci l’agenda. E per chi  fosse solo, ebolaindustries ha pensato anche a loro, lanciando il forumVengo Anch’io” dove trovare il partner occasionale che contribuirà al completamento dell’opera.Immagine 3