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mercoledì, 31 ottobre 2007
Immagine 2È con vero piacere che ho l’onore di annunciare la nascita del Future Department, un’iniziativa di business community e networking internazionale, cui ebolaindustries è stata invitata ad aderire per prima in Italia. La prossima settimana cercherò di raccontarvi meglio come funziona, cosa offre e come si può entrare a farne parte.


La cosa più interessante è che prima di essere business-oriented, il progetto è decisamente content-oriented, per cui offrirà una grande opportunità di interscambio con una community selezionata e internazionale.

Ma c’è di più, il Future Department lancia anche una rivista, The Next Issue, il cui numero zero è in uscita a novembre. L’idea originale è che mentre,  normalmente, in ogni altra rivista gli articoli pubblicati rappresentano la fine di un viaggio, il tema è stato trattato, e l’autore e il lettore passano oltre, qui ogni articolo pubblicato sarà invece il punto di partenza, sviluppato e condiviso da un gruppo speciale di autori: i lettori saranno infatti anche i collaboratori. Il primo numero prevede un ricco editoriale in cui sono stati invitati a contribuire oltre 70 persone da tutto il mondo. Tra queste ci sono anch’io ;) Il tema dell’editoriale risponde al seguente interrogativo: “, quali sono  le sfide che state affrontando ogni volta che vi trovate a  realizzare progetti e idee innovativi, in un contesto come quello attuale, imprevedibile e fortemente orientato al cambiamento?”

Per chi volesse approfondire il tema, a seguire troverete la mia personalissima risposta.

postato da: mwhite alle ore 14:05 | Link | commenti (2)
categoria:riflessioni, futuro, advertising, virale
martedì, 30 ottobre 2007
La settimana scorsa avevo ripreso qui una ricerca presentata da The Guardian che segmentava i consumatori sulla base del loro atteggiamento nei confronti dello sviluppo sostenibile e di quello che si aspettano dalle aziende. Mi sono fatto coraggio e ho contattato la giornalista autrice dell’articolo, Carrina e ho chiesto qualche informazione in più. Lei molto gentilmente ha risposto, "cheers Carrina" e mi ha mandato un po’ di materiale per approfondire il loro lavoro. Confesso di non aver ancora dato sfogo alla mia curiosità, ma la prima slide che mi è passata per le mani è il dettaglio della segmentazione by country che trovate qui sotto.
Immagine 1
Ho fatto ricerche di mercato per molti anni, ho lavorato a livello internazionale, ho avuto modo di vedere e capire le tendenze e gli approcci alle risposte e alle ricerche da parte dei consumatori. Vedendo questa chart e soffermandomi sul risultato italiano mi è sorta spontanea una riflessione, che ha portato al titolo, “the green lie”. Non sono infatti così sicuro che in Italia ci sia tutto questo commitment e comportamento attivo nei confronti del tema green. Allora come si spiega il numero dei “positive choosers+committed”, secondo solo a quello di Spagna e Australia?

MI sono dato 2 spiegazioni, entrambe ipotesi ovviamente, ma credo di non essere molto lontano dalla verità:

postato da: mwhite alle ore 12:16 | Link | commenti
categoria:futuro, green, consumatore
lunedì, 29 ottobre 2007
Il popolare sito collegehumor è uscito alcuni giorni fa con una trovata geniale, che meriterebbe di essere presa e trasformata in un'idea di marketing, come direbbe gianluca. Un'ottimo esempio di viralità che parte intrinsecamente dal design del prodotto e cattura appieno l'interesse dei potenziali interessati, soprattutto in termini di massima rilevanza. Sarà mai la prima tastiera delle txt generation, malati di IM o di twitter?

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postato da: mwhite alle ore 18:45 | Link | commenti
categoria:fun , futuro
lunedì, 29 ottobre 2007
Picture 1_01Il lancio della campagna virale di Valda, la settimana scorsa, mi ha portato alla scoperta di un’iniziativa interessante: il “codice etico di coinvolgimento dei blogger”.

Da quando infatti, la blogosfera ha assunto il ruolo potenziale di aggregatore di conversazioni anche in materia di brand e, perché no, di comunicazione, il tema delle regole d’ingaggio è diventato sempre più una priorità. Ogilvy 360°Digital Influence ha prodotto una serie di guideline che nell’occasione del progetto Valda sono state, credo per la prima volta, implementate anche in un progetto italiano.





Il codice etico propone il seguenti approccio:

1.    Ti contattiamo in quanto blogger perché rispettiamo la tua influenza e pensiamo di poterti offrire dei contenuti rilevanti e interessanti per te e\o per i tuoi lettori.

2.    Non proponiamo ai nostri clienti di coinvolgere i blogger come una tattica bensì come un elemento complementare e coerente con la strategia generale del progetto. Non raccomanderemo questa iniziativa come la soluzione miracolosa per ogni campagna digitale.

3.    Saremo sempre trasparenti e in ogni comunicazione via email che invieremo metteremo in chiaro chi siamo e per chi lavoriamo.

4.    Prima di inviarti una email controlleremo se nella pagina “Chi sono”, “Contatti” o “Pubblicità” del tuo blog sia indicato esplicitamente che preferisci non ricevere comunicazioni da agenzie di PR\Marketing\Advertising. In tal caso non ti disturberemo.

5.    Se hai indicato una modalità specifica per essere contattato, ci atterremo alle tue indicazioni.

6.    Non faremo finta di aver letto il tuo blog se non l’abbiamo realmente fatto.

7.    Nella nostra email inseriremo quello che pensiamo possa interessarti del prodotto, evento, messaggio del nostro cliente.

8.    Non ti lasceremo in sospeso, e nel caso volessi contattarci ma la persona di riferimento dovesse essere fuori città o non disponibile ti indicheremo il contatto di un’altra persona che potrà risponderti.

9.    Ti incoraggiamo a mettere al corrente i tuoi lettori dei nostri rapporti, e non ti chiederemo mai di fare diversamente.

10.    Sei autorizzato a scrivere le tue sincere opinioni sulle informazioni o sui prodotti che ti abbiamo inviato (si puoi anche dire che non ti piacciono).

11.    Se hai espresso la volontà di non essere più contattato, non riceverai altre comunicazioni da noi.

12.    Se sei inizialmente interessato alla campagna, ma non risponderai ad una delle nostre email, ti contatteremo un’altra volta solamente. Se non risponderai a nessuna email allora ti lasceremo in pace e non riceverai altre comunicazioni sulla campagna.

13.    La prima email che ti invieremo conterrà sempre il link al nostro Codice Etico di coinvolgimento dei blogger.

Mi piace l’approccio, condivido le regole d’ingaggio esplicitate, dirette, forse un pochino troppo istituzionalizzate. Immagino cosa potrebbe capire di questo codice un blogger non di marketing, ma di un ragazzino appassionato di skateboard... Trovo infine una leggera stonatura al punto 10, dove il “sei autorizzato a scrivere…” rischia di passare ancora come un retaggio del passato approccio da “conquistatore” del brand e/o del marketing dell’azienda. Il passo comunque è significativo: riconosce il ruolo dei blogger, si apre ad un coinvolgimento trasparente e certamente più paritetico di quanto sia stato finora.
postato da: mwhite alle ore 09:43 | Link | commenti (3)
categoria:blog, manifesto, blogosfera
venerdì, 26 ottobre 2007
La settimana si conclude con questo mash-up di notizie che meritano di essere segnalate:

Arriva il virale di Valda, la caramellina verde. Molto interessante la strategia di blogosfera e l’azione di contatto dei blogger. Leggete le reazioni e finalmente un dibattito sano e costruttivo qui: “pastiglie ai blogger” .

enfants terribles lancia la nuova campagna Oxydo dal titolo “have protected sex”, qui . e qui.

Le Gatte hanno (già) festeggiato ieri sera il loro compleanno . Arriveranno i gossip?


Infine, il teaser particolarmente innovativo alla nuova campagna Guinness che sta per arrivare: un gioco a nascondino dove per indizi sparsi per la rete porteranno a scoprire la collocazione del nuovo spot. Questo è il primo video. Cercate gli indizi. Io non ne ho trovati ancora…


buon weekend
postato da: valerioblog alle ore 16:00 | Link | commenti (2)
categoria:mash up
venerdì, 26 ottobre 2007
Immagine 1Ebbene sì, stanno arrivando le Whitey’s Angels. Le “old Charlie’s”, Sabrina, Kelly e Jill stanno per tornare in vita, in veste totalmente nuova e chiaramente non-convenzionale, ma soprattutto in carne ed ossa al servizio  di un nuovo Charlie, aka il sottoscritto Mr White, per loro Whitey .

Le Whitey’s,  saranno il braccio armato di Mr White e di Ebolaindustries, ogni giorno impegnate in missioni improbabili se non impossibili, perché come dicono loro, “if Mr White can think it, we can do it”. Temerarie, senza scrupoli, professionali al punto giusto, ma soprattutto bellissime.





watch this space. More gossips and revelation will follow soon.

Non mancheranno il merchandise e i cotillon. Si accettano già prenotazioni per t-shirt, pins e foto con dedica.

Intanto stiamo lavorando al make-over, come ce le immaginiamo?

moderne e aggressive?
Immagine 3

















esuberanti?
Immagine 4

















o le storiche evergreen, uniche e originali?

Immagine 1













postato da: mwhite alle ore 09:23 | Link | commenti
categoria:fun , futuro, mr white, ebolaindustries, whiteys angels
giovedì, 25 ottobre 2007
zzzzsteak12Ieri ho fatto una toccata e fuga al World Business Forum per l’appuntamento organizzato da b&p communicaton  dal titolo “brand 2.0 e green marketing”.

Non credo che l’incontro avesse l’obiettivo di sconvolgerci con rivelazioni straordinarie sui due temi, e infatti non l’ha fatto. Per contro però, ha avuto il merito di portare sul palco, seppure per soli 20 minuti, Kevin Roberts, ceo di Saatchi&Saatchi Worldwide e autore di una serie di libri attorno al concetto di lovemarks.


Ho avuto il piacere di conoscere e sentire Roberts già in primavera al futuremarketing awards.  Aldilà dell’idea di lovemark, che può essere più o meno discutibile o comunque un’invenzione di marketing per parlare di brand e di comunicazione, la sua visione è molto lucida e pienamente condivisibile.

Questi sono stati i passaggi salienti del suo intervento flash:
“brands are dead…”
“brands have become commodities…”

“in th 80s and 90s brands were something to be respected. Brand managers had the power. Consumers would shake in front of the brand…”

“today brands are something to love…”

“… more importantly, brands belong to consumers, actually they are owned by people:
people choose them
people buy them
people prefer them…”

“Consumers have the power nowadays”

“the key question to be addressed is: how does that brand make me feel?”
“will I fall in love with that brand?”

“about sustainability: the true insight is that people want to involved in something bigger than the obvious…”
“does that brand have belief beyond functionality?”


Abbastanza per rifletterci sopra non credete.

Sicuramente è una visione lucida e innovativa che spiana la strada ad un nuovo marketing e soprattutto, mi fa pensare ad una nuova definizione di virale: virale non è forse aprire le porte del marketing al consumatore, lasciando il brand nelle sue mani?
postato da: valerioblog alle ore 14:29 | Link | commenti
categoria:advertising, brand
mercoledì, 24 ottobre 2007
Power150: è questo il titolo della ricerca recentemente pubblicata da AdAge con la classifica dei top500 blog di marketing e media in lingua inglese. E già qui si spiega l'assenza di doublebblog dalle prime posizioni 

Dice testualmente la rivista: "The Power 150 is a ranking of the top English-language media and marketing blogs in the world, as developed by marketing executive and blogger, Todd Andrlik. It's really as simple as that, except that the name isn't strictly accurate: It currently ranks more than 360 blogs written about all types of media and pretty much every imaginable marketing discipline".

Immagine 2
Per chi volesse saperne di più sul metodo utilizzato per la classifica, leggete qui.

Ho dato una scorsa veloce per scoprire molti dei blog che solitamente già molti di noi frequentano. Ma soprattutto, fa molto piacere constatare che nei top 150, ci sono ben 3 italian blogger:
adverblog al 10° posto,
adverbox al 28°
e ibelieveinadv al 48°.

Complimenti a Martina e agli "ignoti" autori degli altri 2 blog, sulle cui identità magari qualcuno mi può aiutare a saperne di più.
postato da: mwhite alle ore 08:31 | Link | commenti (6)
categoria:blog, blogosfera, advertising
martedì, 23 ottobre 2007
Immagine 1Il weekend a Londra ha fornito alcuni spunti e pensieri casuali che, come al solito, nei giorni successivi si ripropongono come materia di ulteriore riflessione, approfondimento o semplicemente interrogativo e ricerca.

L’attenzione verso lo sviluppo sostenibile è uno di questi temi e il green marketing, inteso come marketing applicato all’ideazione di prodotti e brand 4% principled pioneers. Il prototipo del consumatore etico. Alle prese con l’adozione di comportamenti e azioni sostenibili (es. energia alternativa).
  • 4% vocal activists. Fortemente coinvolti, proattivi e attivamente critici nei confronti delle aziende e delle loro responsabilità.
  • 31%positive choosers. Considerano il problema come serio, stanno cercando di cambiare il proprio stile di vita verso il green, inserendo nuovi comportamenti e abitudini sostenibili.
  • 35% conveniently conscious. Esprimono una preoccupazione moderata. Acquisterebbero green solo se questo non richiedesse un trade-off o sacrificio. 
  • 26% onlookers. Riconoscono il problema ma tendono a sminuirlo. Confusi. Ritengono che sia responsabilità di qualcun altro prendersene carico.
  • Non ho nessun riferimento per l’Italia, ma sarei propenso a credere che l’audience dei potenziali “attivisti” sia più bassa di questo 39% inglese. Ma sicuramente il fenomeno è destinato a crescere e diffondersi anche da noi.

    A differenza di altri fenomeni, lo sviluppo sostenibile è un problema reale e irrisolvibile se non con cambiamenti pesanti da parte di tutti: aziende, consumatori, istituzioni. “Green is coming” dice appunto John Grant, “…the question is what position to take when that change front sweeps through your industry: what are the many threats and opportunities. I think there is a consensus growing that the marketing priority is conceptual innovation not credentials communication. Because it’s such a confused issue, clear, relevant and inspiring new product, service and brand ideas will win”.

    E la pubblicità che fa? Per ora poco. Come prevedibile, sul versante investimenti pubblicitari dedicati a questi contenuti, lo scenario  è ancora limitato: si parla di una cifra inferiore al budget di quanto GE spende in pubblicità negli USA (200milioni di dollari circa). Pochi sono ancora gli esempi di campagne per brand e prodotti sostenibili, mentre per contro stanno crescendo i casi di “green washing” (), cioè quando un brand o prodotto si dà una pennellata di verde perché è di moda fare così, o peggio, credendo in questo di aver dato una risposta al problema. Oggi è ancora difficile citare esempi di comunicazione sostenibile, e Greenpeace a parte, io continuo a ricordare solo la bellissima thewind di epuron, che vi ripropongo:
    sostenibili è un fenomeno in vera espansione in Inghilterra. Le ultime notizie danno Brighton come la prima città inglese pronta a bandire completamente l’uso delle borsette di plastica all’interno di tutti i punti vendita.

    La domanda che sorge spontanea, anche quando penso all’Italia è: esiste un mercato e soprattutto un’audience per questo tipo di marketing?

    Secondo una ricerca condotta da The Guardian, su comportamenti, atteggiamenti e cultura  del tema, sembrerebbe di sì. E devo dire che sembra già raggiungere una dimensione, una scala ben più ampia del concetto di nicchia: quasi il 40% del panel intervistato ha infatti espresso un atteggiamento più o meno pro-attivo nei confronti del tema e delle sue implicazioni.

    Vediamo come si dividono sulla scala della propensione al green:

    postato da: valerioblog alle ore 13:40 | Link | commenti (1)
    categoria:green, consumatore
    lunedì, 22 ottobre 2007
    Immagine 8


























    Immagine 7



























    Direttamente dall'Observer di domenica 21 ottobre 2007
    postato da: mwhite alle ore 22:29 | Link | commenti
    categoria:fun