foto via victornuno
Cosa conta di più oggi nell’approccio alla strategia di un brand? La
coerenza, o
coherence, o
l’uniformità, che suona molto peggio del corrispettivo inglese
consistency, ma vuol dire la stessa cosa?
Da quando la parola
integrazione sembra essere diventato il nuovo marketing mantra di quest’ultimo anno e del prossimo futuro, per chi come me si trova a lavorare sullo sviluppo di una strategia di brand prima ancora che di comunicazione, i 2 temi sono tornati prepotentemente alla ribalta.
Il quesito infatti è abbastanza immediato: su cosa si fonderà il concetto di comunicazione integrata di un brand da qui ai prossimi 5 anni? Prevarrà nei brand una coerenza delle idee o una continuità di identità, soprattutto visiva ed esecutiva?
Anche se la risposta potrebbe sembrarci scontata e spingere i più coraggiosi e visionari, quantomeno a livello di intuizione, verso la coerenza, i fatti invece dicono che oggi i clienti e le agenzie stanno ancora spingendo per una strategia che premia la costanza e uniformità esecutiva, tanto che il vecchio e intramontabile concetto di format e la fantomatica brand identity e le brand guideline continuano a farla da padrone.
Personalmente invece, è da diverso tempo che sono diventato uno strenuo sostenitore del concetto di coerenza e della sua indiscutibile rilevanza strategica, complice anche il concetto di
cultural brand, sviluppato da
Grant e il recente post di
Richard Huntington, che mi ha ispirato questa riflessione.
Ma proviamo a esporre il tema nei suoi elementi principali:
Che cos’è la “Consistency”? Come descrive in maniera molto intelligente richard nel suo blog,
“consistency was the marketing mantra of the 90’s…. brands would deliver religiously consistent work at all customer touch points”. In base a questo approccio, l’idea è che un brand debba esprimersi e apparire esattamente nella stessa maniera in ogni punto di contatto con il consumatore, ponendo un’enfasi straordinaria sulla dimensione visiva del brand, sul modo in cui deve apparire all’esterno, in ogni media e in ogni luogo. Praticamente, la stessa idea di campagna deve venire declinata a volte anche pedissequamente su tutti i media, per cui
consistenza esecutiva= form over content. L’approccio può, se sviluppato in maniera virtuosa, portare a risultati anche straordinari, come è stato nel caso dell’impattante identità visiva sviluppata per O2. Ma Richard fa notare come questo possa diventare una trappola quando non consente l’eplosione di un’idea ma la imbriglia e riporta il caso interessante di Sony Bravia, dove la TV domina e tutti gli altri media adattano l’esecuzione (stampa=frame del film).
Ma soprattutto, siamo sicuri che questo approccio sia ancora quello più rilevante ed efficace per ingaggiare il consumatore oggi, proprio quando ci stiamo spostando da un concetto di image-brand ad uno di content-brand?
E qui entra in gioco a mio avviso il secondo concetto-approccio:
la coerenza.