
Poche settimane fa ho iniziato finalmente a leggere
“the green marketing manifesto” , l’ultimo libro di
John Grant (ndr autore anche di altri “manifesti”, come
the new marketing M,
the brand innovation M) di cui sono tra l’altro venuto in possesso in modalità free-economy, grazie ad un omaggio del’autore stesso. Aspettavo da tempo di leggerlo, ma gli impegni degli ultimi mesi mi avevano reso allergico a qualsiasi lettura che avesse a che fare con il mondo del marketing e della comunicazione.
Poi la pausa estiva mi ha messo nel mood giusto e così è partita la lettura. Sono ormai alla fine del libro e devo dire che Grant come al solito riesce a sedurti e coinvolgerti, rendendoti un fervente advocate delle sue tesi e del suo approccio. Questa volta però, il tema GREEN aggiunge alla lettura non solo una dimensione professionale (cosa fare con il marketing del futuro?), ma anche inevitabilmente una dimensione personale: cosa faccio nella mia vita per contribuire ad un mondo più sostenibile?
E così sono partito con l’andare a misurare l’effettivo impatto del mio stile di vita in termini di “emissioni dannose”, ovvero CO2. Eh sì, perché uno degli aspetti interessanti del tema green è la sua misurabilità: comportamenti, stili di vita, decisioni e scelte quotidiane, personali e aziendali, hanno tutte un impatto in termini di emissioni di CO2. E questa unità di misura, altresì nota come “carbon emission” nel mondo anglosassone, sta affermandosi come la modalità più nota e comune di misurare l’impatto delle nostre scelte su uno sviluppo più sostenibile del pianeta (PS: Il tema è potente, vastissimo e richiede informazione e cultura. Help!).
Ma come si misura la propria impronta di CO2? Il sito
myfootprint.org risolve il problema: sottoponendovi ad un semplice questionario (mi raccomando, siate sinceri!!!), si arriva a quantificare la nostra footprint e il suo impatto globale, se tutti si comportassero come noi.
Risultato? Particolarmente scoraggiante direi, dal momento che nonostante faccia la raccolta differenziata, usi lampadine a basso consumo, viaggi più in treno che in macchina, spenga gli elettrodomestici anziché metterli in stand by, la mia impronta è ancora alta, al punto che se tutti vivessero come me, ci vorrebbero circa 2.48 pianeta terra per continuare a vivere.

Beh, diciamo che pensavo di essere piazzato meglio, considerato anche che sono anche sopra la media nazionale. Presa consapevolezza della cosa, l’esercizio è interessante perché come vedete dai risultati che il test vi dà, si può capire quali siano le aree dove poter cambiare e migliorare e il sito offre diversi spunti di approfondimento e formazione. La cosa curiosa, al punto da rappresentare un ponteziale insight, è che molto spesso si tratta di attenzioni e comportamenti che rifuggiamo per pigrizia, una pigrizia che però potrebbe costarci in effetti molto cara a lungo andare.
Sarei curioso di sapere come ve la cavate voi? Fate il test e scrivete qui di seguito il vostro risultato. C’mon, magari ci scappa pure un meme ;)
PS: il libro di Grant, per concludere, è molto interessante, ispirante e ricco di esempi e considerazioni pratiche per chiunque voglia ragionare in maniera più strategica sul tema, anche con i propri clienti. Raccomando a tutti la lettura.