La riconoscete?

È una campagna degli anni Sessanta, ma per chi? Io lo so ma non lo dico! È facile e non aggiungerei altro, tanto è forte la verosimiglianza con il tono, il look e il feeling della comunicazione di questo stesso brand ai nostri tempi. Appena l'ho vista, subito mi è sembrata familiare, in qualche modo vicina, anche se non dèjà vue. Il che mi ha fatto pensare a come ormai la continuità sia un valore dimenticato in comunicazione, a come il now, il breve periodo, l'emergenza stiano prendendo il sopravvento su tutto, impedendo di costruire una storia, un racconto ad episodi con il consumatore. E proprio in un momento storico in cui le risorse scarseggiano e la capacità di sedurre e interessare i consumatori è fortemente minacciata, la continuità dovrebbe diventare un must, un elemento imprescindibile che consenta di sviluppare armoniosamente un terrritorio di riferimento per il brand, un suo mondo di valori, di associazioni, di percezioni su cui costruire empatia, autenticità e fiducia. Compromessa la continuità, i brand sono destinati a diventare schizofrenici e incapaci di relazionarsi.
La foto l’ho recuperata da questo bellissimo libro regalatomi dalla mia sorellina: “The Golden Age of Advertising –the 60s”, edito da Taschen. Il libro raccoglie un’ampia selezione di campagne pubblicitarie degli anni 60: da Campbell, a Marlboro, a Gillette, Budweiser e Motorola. Anche se il taglio è soprattutto americano e quindi a volte un pochino hard-sell, poco importa, perché non altera il colpo d’occhio complessivo che ne viene fuori: erano anni gloriosi, certamente più facili, ma anche pieni di entusiasmo, di energia e creatività. Non c’era la tecnologia e l’art direction era qualcosa di ancor più virtuoso, per non parlare della produzione. Nessuno vi ha mai raccontato di come si preparassero i layout di presentazione, senza photoshop, getty images e quant’altro? Tutto era più lento, ma non per questo meno efficace, anzi. Ma su questo, sul quello che potremmo definire “slow thinking”, torneremo, propiziati dagli spunti di Mizio sull’iper-attualità.

È una campagna degli anni Sessanta, ma per chi? Io lo so ma non lo dico! È facile e non aggiungerei altro, tanto è forte la verosimiglianza con il tono, il look e il feeling della comunicazione di questo stesso brand ai nostri tempi. Appena l'ho vista, subito mi è sembrata familiare, in qualche modo vicina, anche se non dèjà vue. Il che mi ha fatto pensare a come ormai la continuità sia un valore dimenticato in comunicazione, a come il now, il breve periodo, l'emergenza stiano prendendo il sopravvento su tutto, impedendo di costruire una storia, un racconto ad episodi con il consumatore. E proprio in un momento storico in cui le risorse scarseggiano e la capacità di sedurre e interessare i consumatori è fortemente minacciata, la continuità dovrebbe diventare un must, un elemento imprescindibile che consenta di sviluppare armoniosamente un terrritorio di riferimento per il brand, un suo mondo di valori, di associazioni, di percezioni su cui costruire empatia, autenticità e fiducia. Compromessa la continuità, i brand sono destinati a diventare schizofrenici e incapaci di relazionarsi.
La foto l’ho recuperata da questo bellissimo libro regalatomi dalla mia sorellina: “The Golden Age of Advertising –the 60s”, edito da Taschen. Il libro raccoglie un’ampia selezione di campagne pubblicitarie degli anni 60: da Campbell, a Marlboro, a Gillette, Budweiser e Motorola. Anche se il taglio è soprattutto americano e quindi a volte un pochino hard-sell, poco importa, perché non altera il colpo d’occhio complessivo che ne viene fuori: erano anni gloriosi, certamente più facili, ma anche pieni di entusiasmo, di energia e creatività. Non c’era la tecnologia e l’art direction era qualcosa di ancor più virtuoso, per non parlare della produzione. Nessuno vi ha mai raccontato di come si preparassero i layout di presentazione, senza photoshop, getty images e quant’altro? Tutto era più lento, ma non per questo meno efficace, anzi. Ma su questo, sul quello che potremmo definire “slow thinking”, torneremo, propiziati dagli spunti di Mizio sull’iper-attualità.
postato da: valerioblog alle ore 10:37 | Link | commenti (1)
categoria:advertising, planning, continuità , consumatore, 60s
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